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SANTA SOFIA - una storia imperdibile

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Una delle immagini più ricorrenti per descrivere Istanbul è la magnifica Santa Sofia, un luogo in cui culture e tradizioni diverse si fondono, un luogo che da solo potrebbe raccontare una larga parte della storia turca.

L'origine di Santa Sofia è databile nel IV d.C., quando Bisanzio fu rinominata Costantinopoli dall'imperatore Costantino I. Sotto l'impero del successore Costanzo II fu edificata la prima struttura della basilica, chiamata Magna Ecclesia, grande chiesa in latino, oppure Μεγάλη Ἐκκλησία in greco, per via delle sue imponenti dimensioni.

La chiesa, o più propriamente basilica, aveva la struttura a gallerie e colonnato con copertura lignea, ed era stata ideata seguendo i principi dell'architettura classica. Successivamente fu consacrata a Sofia, o Logos, la seconda persona della Trinità di Cristo. Di questa prima edizione non ci rimane nulla, a causa di un incendio che la distrusse interamente.

La stessa sorte toccò anche alla seconda chiesa, costruita da Teodosio II, ed incendiata in uno degli eventi più significativi del VI secolo: la rivolta di Nikia. Nel 532 d.C. una violenta rivolta infiammò Costantinopoli, scatenata dalle violenze perpetuate dalla fazione degli Azzurri a danni dei Verdi. All'epoca la città era divisa in fazioni, di cui le maggiori erano Azzurri e Verdi. Tali gruppi nascevano dal tifo per le “squadre” di ugual colore all'ippodromo. Una sorta di ultras ante litteram, solo con una maggiore diffusione nella popolazione.

Grazie alla remissività dell'imperatore Giustiniano, e soprattutto dell'imperatrice Teodora, gli Azzurri cominciarono a mostrare un atteggiamento facinoroso che travalicava le mura dell'ippodromo, seminando omicidi e violenze nella totale impunità. Durante l'apertura di giochi, le due fazioni rivali si unirono nella rivolta contro la coppia imperiale, riversandosi nel resto della città, e causando la distruzione di Santa Sofia.

Dopo sei giorni di rivolta, le due fazioni accettarono di trovarsi nell'ippodromo, dove per ordine dei generali imperiali Belisario e Narsete, furono chiusi i cancelli e fu dato l'ordine di trucidare tutta la popolazione all'interno; si calcola che ci furono più di 35000 vittime. Nello stesso anno, Giustiniano volle ricostruire Santa Sofia, ancora più grande e maestosa della precedente, occupando parte del suolo dell'ex ippodromo.

Abbiamo così la terza e ultima chiesa, quella che ancora oggi possiamo ammirare. La struttura è l'apice dell'arte bizantina, un vero miracolo dell'architettura. Gli architetti incaricati, Isidoro di Mileto e Antemio di Tralle crearono una summa delle ricchezze dell'Impero Romano Orientale, con blocchi di porfido dall'Egitto, colonne dal tempio di Artemide di Efesto, marmo dalla Tessaglia.

Grazie al lavoro di diecimila persone, l'allora chiesa più grande della cristianità fu consacrata dal patriarca Eutichio, alla presenza della coppia imperiale. Santa Sofia divenne la chiesa più importante dell'impero e sede del patriarcato di Costantinopoli della chiesa ortodossa.

Fino alla presa della città da parte delle truppe di Baldovino I nel 1204, quando Santa Sofia fu trasformata cattedrale cattolica, l'edificio soffrì crolli, ricostruzioni e devastazioni, diventando di volta in volta meta di bottini e rapine.

La storia di Santa Sofia cambiò radicalmente nel 1453 quando Maometto II assediò e conquistò Costantinopoli. Dopo la presa, i soldati di Maometto II ebbero la possibilità di saccheggiare la città, e la chiesa non fu esente dal trattamento.

Nonostante l'edificio fosse derelitto e fatiscente, il sultano ordinò che Santa Sofia diventasse una moschea, iniziando così il progetto di riqualificazione. La moschea col nome turco di Aya Sofya iniziò la sua secolare vita.

Tra i numerosi cambiamenti apportati negli anni, sono da notare la costruzione di quattro minareti, la copertura con l'intonaco bianco dei mosaici bizantini, l'aggiunta di un mihrab marmoreo e di un minbar.

La moschea, sultano dopo sultano, venne adornata di splendidi caratteri arabi dorati su fondo nero, creando un'autentica decorazione. Il tutto continuò, fino al 1935. Dopo il primo conflitto mondiale la Turchia dovette affrontare altre sfide interne, che si conclusero con il passaggio dal califfato alla Repubblica, guidato da Kemal Atatürk.

Il “padre dei turchi”, Atatrk, mise in atto una drastica riforma laicizzante e di stampo occidentale, trasformando Aya Sofya in un museo, nel quale è severamente proibito esercitare ogni forma di culto (a parte in una piccola sala).

In nome di questa scelta molti dei mosaici cristiani riaffiorarono dal passato, così come accadde al pavimento mosaicato, coperto per anni dai tappeti per la preghiera. Santa Sofia, luogo di culto che in secoli di storia ha visto nascere e morire imperi, il susseguirsi dei cambiamenti della città, tre religioni diverse, lingue che segnarono la loro epoca, come latino, greco, arabo e turco, Santa Sofia è il perfetto esempio di come possano convivere in uno stesso luogo culture così diverse.

Oggigiorno è inconcepibile pensare a Santa Sofia senza minareti, così come senza mosaici dorati. La basilica bizantina è la sintesi perfetta della città che la ospita: decadente e poetica, bizantina e arabeggiante, maestosa e fragile, sospesa in un equilibrio senza tempo tra Oriente e Occidente.

Per chi volesse approfondire la propria conoscenza della cultura turca, fondamentale è anche l'apprendimento della lingua turca. Per ottenere una buona padronanza del turco, un programma ben strutturato e un insegnante madrelingua sono essenziali.

Ora lo Studio Forenix di Padova offre a tutti quest'eccezionale possibilità grazie ai corsi individuali di lingua turca seguiti da docenti qualificati. Lo studio del turco certamente aprirà nuove porte sulla vostra conoscenza del patrimonio millenario di questo magnifico Paese.

Scritto da Paganin Chiara


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