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Sulle orme di Marco Polo

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La storia di Marco Polo è universalmente riconosciuta come uno dei racconti di viaggio più avvincenti e spettacolari di tutti i tempi. Il suo racconto, Il Milione, è sinonimo di esplorazione, di un'Asia lontana e mirabolante.

Proprio per il carattere a volte fiabesco, si è sempre diffidenti nel trattare questo best seller medioevale. Quel che sappiamo è che Marco Polo, mercante veneziano del XIII secolo, fu realmente uno dei primi viaggiatori cristiani a raccontare le proprie avventure nel lontano oriente.

Non fu tra i primi però: una decina d'anni prima, Niccolò e Matteo Polo, rispettivamente padre e zio di Marco, partirono per un viaggio in Asia, tornando dalla Cina con una lettera del Gran Khan (imperatore della Cina) per il Papa richiedente cento missionari per insegnare al suo popolo il cristianesimo e i costumi occidentali.

Fu il nipote Marco a raccontare la loro storia, di come i due fratelli fossero stati ricevuti dell'imperatore e di come diventarono suoi ambasciatori ufficiali presso il Papa con il nome onorario Koeketei. I due intrapresero un viaggio successivo, questa volta accompagnati dal figlio di Niccolò, il diciassettenne Marco. Il gruppo intraprese un epico viaggio iniziato nel 1271 a Venezia e conclusosi diciassette anni dopo sempre nella città lagunare.

Attraversando la via della seta, Marco raggiunse la lontana Cina detta Catai, dove incontrò i favori del Gran Khan, che lo nominò dapprima consigliere e poi ambasciatore. Marco attraversò il Mediterraneo, l'odierna Turchia, l'Afghanistan, l'Iran, la Cina, in India spingendosi fino l'Indonesia.

Attraversò l'Asia e le sue culture, le sue religioni, apprezzò lingue differenti, come il turco, il persiano, il cinese,e rimase sempre curioso e aperto ad ogni novità offerta da mondi tanto distanti. Non fu solo un incredibile viaggiatore, ma ebbe un ruolo attivo nella politica cinese, visitando il Tibet, la Birmania e l'India, come ambasciatore del Gran Khan.

Concluso il viaggio avventuroso, Marco tornò nella natia Venezia, continuando gli interessi commerciali della famiglia. Nel 1298 dopo la sconfitta veneziana nella battaglia di Curzola, fu prigioniero di guerra a Genova, fino il rilascio nel 1299. Temprato dalle avventure precedenti, Marco non si perde d'animo, iniziando a raccontare il suo lunghissimo viaggio al compagno di cella, Rustichello da Pisa, che le trascrive in lingua d'oïl col nome di Le divisament dou monde.

Tradotto in italiano come Il Milione divenne uno dei libri più famosi del mondo, ricchissimo di informazioni per quanto riguarda storia, etnologia, geografia e perfino scienza. Certamente non si può prender per veritiero l'intero racconto, zeppo di mirabilia, elementi fantastici, comuni in molte opere medioevali.

Il Milione riporta bizzarrie di ogni tipo, dalle popolazioni con riti antropofagi agli unicorni, dal mito del Prete Gianni alla descrizione di astrologi che per opera di diavoli compiono rituali inenarrabili. Non si sa per certo se queste “licenze poetiche” nel racconto di Polo siano attribuibili allo stesso narratore o al Rustichello. Il successo dell'opera fu sorprendente in un'epoca antecedente all'invenzione della stampa, e fu duraturo.

Tra coloro che si appassionarono ai racconti di Polo ci fu anche Cristoforo Colombo, che rincorse per tutta una vita l'idea di essere giunto in Catai, ispirandosi a quell'antico e dettagliato racconto. Il Milione era talmente dettagliato che in base alle sue descrizioni, il cartografo Fra Mauro pose nel suo mappamondo in maniera accurata la Mongolia, il Catai (Cina), Pechino, il fiume Giallo e altro ancora. Anche Italo Calvino s'ispirò a Polo, nel suo Le città invisibili.

Malgrado siano passati secoli di scoperte e rivoluzioni scientifiche e culturali, non possiamo sottrarci al fascino che Il Milione ancora inspira ai suoi lettori. Non è più il fascino del mistero, di terre inesplorate e fantastiche che stupiva tanto i lettori trecenteschi, bensì lo charme di un mondo lontano, dissolto, che ancora sogniamo.

I racconti di una Cina chiamata Chatai, governata dal Gran Khan da un palazzo con le pareti tutte d'oro e d'argento, ci catapulta in un mondo esotico e fiabesco, forse mai esistito. Venezia, Costantinopoli, Baghdad, Samarcanda, Kashgar, Lanzhou, città che risuonano di carovane e mercanti, di chilometri e chilometri di strade tortuose. Uno dei grandi canali della globalizzazione, quando le conoscenze cartografiche erano ancora rudimentali e quando intraprendere un viaggio così lungo era molto spesso fatale.

Oggi, percorrendo la via di Marco Polo (sia quella d'andata del 1271 e quello di ritorno) il panorama e le città sarebbero molto diverse, irriconoscibili per il famoso mercante veneziano.

Nonostante ciò, l'oriente continua a richiamare viaggiatori, curiosi di scoprirne colori, sapori, filosofie, viaggiatori che partono con un'idea romanica, e senza tempo, di un'Asia forse esistita solo nel Milione.

Per chi fosse interessato, a questo punto, offriamo dei corsi individuali, aziendali e collettivi di lingua cinese, oltre a tantissimi altri corsi di lingue parlate nei paesi visitati, descritti e "scoperti" da Marco Polo.

Scritto da Paganin Chiara


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